Réseau Syndical International de Solidarité et de Luttes


samedi, 16 janvier 2021

 
 

 

Crisi Tap (compagnia di bandiera portoghese), un piano di smantellamento sulla pelle dei lavoratori.

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Ne parliamo con Carlos Ordez lavoratore e membro della commissione lavoratori Groundforce dell’aeroporto di Lisbona.
a cura di Daniele Cofani (operaio Alitalia)

Prima di tutto ringraziamo Carlos per la sua disponibilità in un momento di grande difficoltà generale soprattutto per i lavoratori del settore aereo. Carlos, dal Portogallo ci giungono notizie di un piano di ristrutturazione che colpirebbe la Tap e i suoi lavoratori, ce ne puoi parlare ?

Il Piano di Ristrutturazione che è stato presentato, rientra nell’autorizzazione concessa al Portogallo dall’Unione Europea lo scorso giugno, affinché lo Stato conceda alla Compagnia 1.200 milioni di euro. Questa autorizzazione, concessa in pieno isolamento, non fa parte dei sostegni Covid, dal momento che la TAP, gestita privatamente, aveva gravi problemi prima della pandemia, tra cui si parlava anche di insolvenza. Già nell’autorizzazione rilasciata dalla Commissione Europea a giugno, si richiedeva la riduzione di posti di lavoro, aerei e rotte. E così ha fatto il governo portoghese, sottomettendosi ai dettami europei. Quindi oggi quello che c’è sul tavolo della trattativa è la sospensione di tutte le contrattazioni collettive nel Gruppo TAP, una diminuzione del 25% degli stipendi base sopra i 900 euro e un licenziamento collettivo di 2000 lavoratori, che significa poco più del 20% del totale.

Questa non è la prima ristrutturazione che subisce la Tap, quali sono stati i passaggi precedenti ?

Infatti, nel 1994 ci fu una ristrutturazione con il governo portoghese autorizzato dalla Commissione Europea ad iniettare circa 1450 milioni di euro nella valuta dell’epoca in 4 anni, imponendo anche licenziamenti e riduzione della flotta. È stato un processo che ha preparato la società alla privatizzazione, in seguito è stato firmato un accordo per Swissair per detenere il 35% del capitale, non portato a termine a causa del fallimento della società svizzera. Si segnala inoltre che cinque anni fa la Società è stata privatizzata, un anno dopo si è assistito ad un processo di “inversione di privatizzazione” motivato dal cambio di governo del Paese e dalla conseguente alleanza di sinistra. Il governo ha fatto una mossa passando il 50% del capitale allo Stato, apparendo come garante del debito, tuttavia questa inversione ha mantenuto il controllo da parte dei privati. In questi cinque anni non ci sono stati licenziamenti, ma un aumento della flotta incontrollata“.

Pensi che dietro a tutto ciò ci siano un piano internazionale europeo (EU) ben prestabilito ?

Sì, chiaramente. Come ho detto sopra, il piano di ristrutturazione è legato all’autorizzazione approvata dalla Commissione europea il 10 giugno, vi erano regole da rispettare, vale a dire riduzione della flotta e licenziamenti. Inoltre, questa crisi accentuerà il predominio delle grandi aziende, in particolare di Lufthansa e Ryanair, che controllano metà del traffico europeo e si trovano in condizioni migliori grazie alle dimensioni e alla capacità finanziaria di conquistare il mercato nella ripresa.

Per Alitalia ci stanno proponendo il "modello Tap", con il settore dell’handling (e non solo) terziarizzato con partecipazione azionaria della casa madre. Cosa ha comportato questo per i lavoratori Tap terziarizzati ? (Groundforce)

Il "modello TAP" mi sembra essere la liberalizzazione, la precarietà e la sottomissione al settore privato e all’Unione europea, con i lavoratori che diventano l’anello più debole. Inoltre, è un modello che si avvicina sempre di più al low cost, ovvero a un servizio di qualità inferiore. Come hai detto il settore dell’handling di TAP, è stato privatizzato ma la "società madre" ha mantenuto il capitale, è stato il laboratorio per il lavoro precario attraverso agenzie di lavoro interinale e fornitori di servizi che non dovevano nemmeno rispettare la contrattazione collettiva, si è scoperto che il lavoro a turni retribuisce alla fine del mese poco più del salario minimo.

Grazie ancora Carlos, a nome del gruppo operativo nazionale del Flna, ma anche come lavoratore Alitalia, vi inviamo pieno sostegno e solidarietà.